I grandiosi monumenti dell’epoca faraonica, il Nilo lento e benefico, il deserto schiacciato da orizzonti confusi e tremanti sotto una luce accecante, le piccole oasi seminate lungo piste carovaniere incise da secoli di sudore e dal sordo dolore di schiavi condannati a un Paese sconosciuto e lontano, monasteri cristiani ricchi di oro e di codici miniati, le contraddizioni del Cairo, le glorie di Alessandria, il turismo “tutto compreso” del Mar Rosso: l’Egitto non ha perso nulla del fascino e dell’attrazione che ha sempre esercitato sul mondo. Pochi Paesi, infatti, possono sfoggiare un tale concentrato di vedute romantiche, di misteri e di leggende inquietanti - le piramidi, la Sfinge, le sepolture reali, i templi maestosi, le straordinarie ricchezze tributate al mondo dei morti, le mummie, le maledizioni dei faraoni-; pochi Paesi possono vantarsi di aver così profondamente segnato l’immaginario collettivo. Autore ISABELLA BREGA Fotografo AA. VV. Formato cm 24,5 X 30,5 Pagine 136 pagine a colori Edizione 2006 Cartonato con sovracoperta Carta patinata lucida 150 gr.
Un reportage sulle donne Wolayta in Etiopia
Eve è il reportage del fotografo Giovanni Marrozzini dedicato alla vita delle donne Wolayta. Una settantina di foto in bianco e nero racconta, in quella che è considerata la culla del genere umano, l’Etiopia, un mondo di donne che tessono, lavano, ararano, seminano, trasportano enormi fascine di legna, danno alla luce bambini. Un mondo interamente controllato dall’uomo che nella società Wolayta occupa una prosizione privilegiata e di dominio sulla donna. In particolare Eve affronta il tema dell’infibulazione, documentando questa drammatica realtà che segna l’ingresso della donna nell’età adulta e la sua pienezza del riconoscimento sociale. Per le donne etiopi, infatti, questo è il primo atto di un lento e progressivo apprendistato al dolore, verifica della capacità di sopportare prove difficili, raggiungimento della pienezza del ruolo loro assegnato, preghiera di fertilità e di desiderabilità agli occhi maschili. Osservando la quotidianità delle donne Wolayta, Marozzini documenta solo una delle tante realtà appartenenti alle 100/140 milioni di donne che nel mondo, prevalentemente nell’Africa Subsahariana, hanno subito una qualche forma di mutilazione o modificazione dei genitali.