Primo volume monografico sull’artista, il libro intende ripercorrere la complessa evoluzione figurativa del pittore veneto, dagli esordi segnati dall’influenza del Giorgione, al Manierismo, focalizzandosi sui momenti cruciali della sua parabola espressiva sorprendentemente anticipatrice. 45 dipinti circa e 40 disegni, questi ultimi per permettere anche un confronto approfondito con l’opera di Michelangelo, oltre a circa 10 opere, per illustrare l’influenza di Sebastiano su artisti italiani e spagnoli.
L’evoluzione del linguaggio figurativo di Sebastiano del Piombo matura a Roma dove, dal 1511, è invitato dal ricco banchiere Agostino Chigi a lavorare nella sua villa della Farnesina. La sua propensione classica trova in Michelangelo un rinnovato incoraggiamento e il Maestro decide di “adottarlo” per contrastare l’egemonia di Raffaello e della sua scuola. Il sodalizio con Michelangelo, cui è dedicata una sezione del catalogo, si traduce nella partecipazione grafica del Buonarroti ai maggiori progetti di Sebastiano realizzati negli anni tra il 1512 e il 1520. Il volume presenta proprio la celeberrima Pietà di Viterbo, realizzata nei primissimi anni del sodalizio e opera fondamentale del percorso figurativo di Sebastiano perché costituisce la base decisiva della sua futura reputazione. Un capolavoro originale che dichiara già la propria autonomia rispetto a Michelangelo, che pure intervenne nell’elaborazione grafica, ma al quale il pennello del veneziano aggiunse il contesto di un paesaggio vibrante, tragico e romantico insieme. Il catalogo analizza anche il rapporto e la reciproca influenza con Raffaello del quale, nel campo della ritrattistica, Sebastiano del Piombo riesce a sfidare con successo il prototipo.
Nel secondo decennio del Cinquecento, lo stile dell’artista subisce un sensibile mutamento verso l’astrazione geometrica delle forme e un contemporaneo approfondimento dell’aspetto emotivo. E’ la svolta di Sebastiano, la sua conversione religiosa. Il mondo classico finisce per riproporsi in termini di celato misticismo trascendentale e di religioso mistero, espresso in forme severe e semplificate, illuminate da un colore illividito e da una luce di timbro aspro.
Claudio Strinati Roma 1943. Laureato in Storia dell'arte, attualmente è Soprintendente speciale per il Polo Museale Romano. Docente incaricato di Storia dell'Arte nei Licei pubblici statali dal 1971 al 1973, in seguito è stato ispettore storico dell'arte al Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, prima presso la Soprintendenza per i Beni artistici e storici della Liguria e poi presso quella di Roma, dove è stato direttore addetto alla tutela territoriale e responsabile dell'Ufficio Mostre fino al 1991. Il suo ambito di studi privilegiato è il Cinquecento classicista e manierista e il primo Seicento, specie sul versante della pittura e della scultura. Per i suoi interessi in campo musicale ha collaborato al "Dizionario Biografico degli Italiani" e presieduto per alcuni anni la "Commissione nazionale per la tutela degli Organi antichi" presso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Ha curato numerose mostre e manifestazioni culturali in Italia e all'estero: tra le altre, Caravaggio e i primi caravaggeschi (Museo Teien di Tokio), Raphael. Grace et Beauté (Musée du Luxembourg a Parigi), Titian to Tiepolo (Museo Nazionale di Canberra in Australia). È autore di numerosi articoli scientifici su alcune tra le principali riviste italiane come il Bollettino d'Arte, Storia dell'Arte, Prospettiva, Antichità Viva, ha svolto attività divulgativa nel campo della storia dell'arte con articoli per La Repubblica, L'Espresso e Art-Dossier.
A cura di Claudio Strinati Formato: 25,5 x 28,5 cm Pagine: 336 Illustrazioni: 215 colori grande formato
Confezione: brossura con alette
Airports & Stars
Il tempo del viaggio in aereo, negli anni della “Dolce Vita”, è un tempo eccezionale. Un’esperienza destinata a pochi, quella del viaggio “di piacere”. Alla fine della seconda guerra mondiale le immagini più comuni dei viaggiatori che si presentano agli occhi degli italiani sono quelle degli emigranti, non certo quelle festose e piene di charme dei divi hollywoodiani, dei re e delle regine, così come delle nostre celebrità da esportazione.
Grazie anche al richiamo di Cinecittà, la città di Roma, e così Fiumicino, diventa un set in cui si compiono rituali di sorrisi, mani calzate da guanti che si levano in saluto, mazzi di fiori e alte uniformi, in un cerimoniale di accoglienza che si adegua alla novità del luogo e del mezzo di trasporto, inventando un codice che si è tramandato fino all’attualità. La scaletta dell’aereo, così come la pista di atterraggio o la terrazza panoramica si improvvisano palcoscenici per personaggi come Elizabeth Taylor, Peter Sellers, Claudia Cardinale, Audrey Hepburn, Roberto Rossellini e Tony Curtis.
La fotografia dei paparazzi ancora una volta ruba questi dettagli offrendoli alla “gente comune”, codificando un rituale, quello dell’arrivo da un viaggio, caricandolo di un’aura magica. Non solo le stelle del cinema transitano per Roma, ma anche i reali di Svezia, così come Grace Kelly e Ranieri di Monaco, John e Jacqueline Kennedy, Papa Paolo VI, tutti variamente immortalati nella discesa di un gradino o nel solcare un tappeto steso per l’occasione.