La galleria Siniscalco Arte di Milano propone un suggestivo percorso all’interno del mondo del pittore e incisore Odilon Redon (Bordeaux 1840 - Parigi 1916), uno dei principali interpreti dell’arte del sogno e del mistero, e autentico rappresentante, in campo figurativo, della corrente simbolista. Il volume, attraverso la riproduzione di una quarantina di litografie ed incision e dei testi dei curatorii, presenta una scelta selezionata di significative opere del maestro francese, poco noto al pubblico italiano nella sua originalità grafica, fra cui si segnalano alcune rare tirature, come quella dedicata a Le Fleurs du Mal dell’ammirato poeta Baudelaire, o le “interpretazioni” di La temptation de saint Antoine di Flaubert. Tra le opere più interessanti, la grande e raffinata litografia del Buddha, testimonianza di un’attenzione particolare per i temi religiosi e per l’Oriente.
Odilon Redon: Artista visionario, è considerato uno dei più importanti pittori simbolisti francesi. A Parigi, in contatto con Moreau, si dedica ai disegni e alle litografie, che espone al Salon dal 1867 al 1889. I suoi artisti preferiti (Goya, Allan Poe, Baudelaire) e le sue amicizie (Gauguin, Mallarmé, Gide) lo collocano nell'ambito del simbolismo: nelle sue opere s’intrecciano miti classici e orientali a soggetti ambigui, basati su ciò che è bizzarro, chimerico e grottesco. Si riavvicina alla pittura a partire dal 1889, anno in cui conobbe il gruppo dei pittori nabis che, dopo la partenza di Gauguin per la Polinesia, cercarono in lui il loro nuovo maestro.
Curatore: Pasquale Siniscalco, Flavio Arensi
Formato: 23 x 28
Pagine: 72
N. illustrazioni: 25 a colori
Rilegatura: brossura
Anno pubblicazione: 2008
'Quando fai swing, dacci dentro ancora di più!'
Somewhere There’s Music è una straordinaria raccolta di ritratti dedicati al mondo della musica, che rivolge particolare attenzione al jazz e ai suoi protagonisti. La ricca collezione di immagini di questo libro costituisce un percorso cronologico e completo attraverso la carriera ultraquarantennale di Larry Fink e fornisce una testimonianza della sua particolare sensibilità nei confronti del valore estetico, ma anche delle istanze più profonde che hanno connotato la storia del jazz. Come spiega George Panichas nel testo che chiude Somewhere There’s Music: Come si può riscontrare nelle fotografie riprodotte in questo volume, la risposta di Fink ai musicisti di cui immortala le immagini è di una qualità distintamente morale, una qualità di profondo rispetto. Questo rispetto è la risposta appropriata — è qualcosa di dovuto — a coloro che, pur sotto il peso di molteplici e incessanti fardelli, lavorarono consapevolmente, creativamente, e con integrità. La macchina fotografica di Fink ha immortalato tutti i più grandi jazzisti della storia, da Coleman Hawkins a Lightning Hopkins, da Archie Shepp ad Albert Ayler, da Roland Kirk a Marion Brown, da Leroy Jenkins a Jackie McLean...