All'indomani del cinquecentenario della morte dell'artista, spentosi nella città natale nell'aprile del 1495, e quarant'anni dopo le ultime ricerche monografiche dedicategli (Salmi, 1957; Ruhmer, 1959), appariva necessaria e non prorogabile una rivisitazione complessiva dell'opera di Cosmè Tura, che per di più tenesse conto degli importanti risultati emersi in oltre un decennio - l'ultimo - di appassionate incursioni degli studiosi nel campo dell'arte, della cultura e della storia ferrarese, a fronte dei quali si faceva per altro sollecita una lettura interdisciplinare dei singoli episodi che compongono il quadro d'insieme. Il presente volume nasce dunque da un lavoro che è insieme di ricerca e di approfondimento: ripercorrendo tappa dopo tappa la vicenda biografica e artistica del Tura, sondando fonti, documenti, immagini, è stato infine possibile precisare le coordinate di un maestro di geniale originalità e individuare ragioni e forme di una svolta linguistica che nel confermare a Cosmè il ruolo indiscusso di caposcuola, lo inquadra però anche, in virtù della forza innovatrice delle sue creazioni, fra i grandi protagonisti del Rinascimento italiano.
Cosmè Tura, primo vero genius loci della scuola ferrarese, nacque nella città estense nel 1430.
Si schiudeva allora una stagione di felicissime contingenze culturali e artistiche, intelligentemente incrementata dal mecenatismo del marchese Leonello (1441-1450) che in rapida successione riusciva a convogliare a Ferrara alcuni fra i più promettenti talenti contemporanei: da Leon Battista Alberti, Jacopo Bellini e Pisanello a Rogier van der Weyden, Andrea Mantegna e Piero della Francesca. Era in questo clima di sollecitanti fermenti che il giovane Cosmè andava elaborando il proprio formulario linguistico, significativamente - e ulteriormente - contrassegnato fin dagli esordi, collocabili attorno al '50, da ben individuate aperture alla coeva temperie padovana, in specifica sintonia soprattutto con gli elaborati donatelleschi.
L'innovativa originalità delle sue proposte stilistiche, immediatamente recepite dal contesto locale, gli valse, in un crescendo di responsabilità, la quasi istantanea conquista di un ruolo di primissimo piano presso la corte estense, per la quale lavorerà pressoché ininterrottamente fino almeno al 1486.
Buona parte delle opere ricordate dai documenti è oggi perduta: non solo infatti nessuna memoria rimane dei moltissimi oggetti ed apparati effimeri per i quali egli aveva di volta in volta fornito i disegni o condotto la decorazione assecondando le capricciose inclinazioni dei suoi signori, ma ciò che più nuoce è l'integrale scomparsa dei due cicli a fresco per la cappella Sacrati nella chiesa di San Domenico (1467-1468) e per la cappella marchionale della delizia di Belriguardo (1469-1472).
La ricostruzione della personalità artistica del Tura rimane perciò delegata a un numero limitato di capolavori, fra i quali appaiono sicuramente databili le sole ante dipinte per l'organo della cattedrale estense, attestate al 1469. Attorno a questo caposaldo, e con il conforto di poche altre indicazioni cronologiche, si svolge un corpus pittorico di intrigante e rara speciosità, che ci mette a fronte di un'evoluzione mentale ed espressiva bruciante, i cui esiti finiranno per imprimere alla scuola ferrarese di secondo Quattrocento il marchio inconfondibile di una maniera aspra, nitida e raffinatissima.
Testi di Monica Molteni Formato: 23x30 cm Pagine: 256
I più celebrati artisti di strada europei
Heavy Metal è un libro fotografico che documenta la vita e il lavoro dei più celebrati artisti di strada europei. Continuando la tradizione dei grandi artisti urbani come Martha Cooper, Henry Chalfant e Bruce Davidson, che immortalarono i grafitti della metropolitana di New York negli anni '70 e '80, con questo libro Alex Fakso ha contribuito a dare rilievo ai graffitisti europei. L’esigenza di catturare lo stile di vita, l’universo e le emozioni dei graffiti artist nell’atto di creazione delle proprie opere risponde in parte al desiderio di far rivivere la propria personale memoria di writer, facendosi interprete, attraverso il grande potere evocativo delle sue immagini, di un universo sotterraneo, un mondo spesso biasimato e disprezzato. La straordinaria abilità nel padroneggiare l’arte della luce, della composizione e della tecnica contribuisce al dispiegarsi di una vivace narrazione. Il graffitismo, dimensione di vita ispirata da ideali di trasgressione e ribellione, è reso attraverso un uso sapiente dell’inquadratura, del colore e del contrasto tra luce ed ombra. Un vero e proprio viaggio nella cultura urbana europea attraverso la macchina di uno dei suoi più promettenti visual artists.