Con un esauriente saggio introduttivo, un catalogo delle opere composto da circa 140 schede e una ricca sezione finale di apparati, questo importante volume intende colmare la lacuna storiografica sulla personalità artistica di Biagio d'Antonio, ricostruendone la biografia e l'opera completa e illustrando quel meraviglioso versante della sua produzione che è la pittura profana, destinata alla decorazione di mobili e di pareti nella case patrizie.
Biagio d'Antonio Tucci (Firenze, 1445 circa - 1516) si avvia alla pittura presumibilmente con Cosimo Rosselli, per poi associarsi all'inizio degli anni Settanta del Quattrocento con Jacopo del Sellajo. Entrato successivamente nella grande bottega del Verrocchio, se ne distaccherà verso il 1475 dopo aver portato a termine uno dei pochi dipinti che il Vasari attribuisce a questo poliedrico artista, la Madonna e Santi ora a Budapest.
Continuamente in rapporto con Faenza, dove nel 1476 addirittura affitta una casa, e dove è ingaggiato dai committenti più prestigiosi, Biagio d'Antonio appartiene a quella schiera di artisti che continuano la secolare tradizione di diffusione del verbo figurativo fiorentino in Emilia e in Romagna - come aveva fatto poco prima anche Piero della Francesca con Rimini e Ferrara - entrando altresì nel prestigioso gruppo di pittori inviato da Lorenzo il Magnifico nel 1482 a Roma per affrescare le pareti della Cappella Sistina. Organizzando la sua vita familiare e di lavoro a Firenze, il Tucci non interrompe tuttavia il suo rapporto con Faenza, che manterrà fino all'ultimo inviando nella cittadina dipinti che rivelano una cultura sempre più aggiornata sulle novità emiliane, pure se innegabilmente fiorentina per marchio stilistico.
Questa strana posizione di toscano irriducibile, ma dall'inossidabile fedeltà romagnola, ha trovato risposta continua nella vivacissima letteratura artistica faentina, che vanta tra l'altro il merito di avere svelato la vera identità di Biagio d'Antonio, ed è altresì uno dei moventi dell'interesse di Roberto Longhi, autore di un memorabile saggio sul pittore. Ma se la critica è sempre stata prodiga di interventi sull'argomento, dalle liste di Bernard Berenson a quelle di Everett Fahy, da schede su cataloghi di mostre ad articoli su singoli problemi, non si può dire che l'artista sia mai stato oggetto di un'indagine completa e sistematica, che mettesse nella luce dovuta l'interezza della sua produzione - in gran parte disseminata tra i musei italiani e stranieri - e il suo percorso stilistico.
L'idea di questo volume nasce appunto con l'intento di riordinare il materiale esistente e collocare la figura di Biagio d'Antonio in una posizione adeguata nel panorama artistico tra Quattro e Cinquecento, visto anche il crescente interesse sottolineato nel corso dell'ultimo decennio in occasione delle più importanti esposizioni sulla pittura del Rinascimento.
Testi di Roberta Bartoli Formato: 23x30 cm Pagine: 272
GUIDO CAGNACCI. Protagonista del Seicento tra Caravaggio e Reni
Guido Cagnacci (Santarcangelo di Romagna, 1601 - Vienna, 1663) è una delle personalità più affascinanti e misteriose del Seicento italiano.
Dopo l’oblio in cui il suo nome cadde con la morte, a causa dell’inaccessibilità delle sue opere conservate perlopiù in collezioni private, è stato il Novecento a decretargli un nuovo favore, e a riscoprire il ruolo di primo piano che rivestì nel corso del Seicento, secolo tumultuoso in cui l’Italia e l’Europa entrano nella modernità.
Sia nella pittura sacra sia in quella profana, Cagnacci riesce a mettere in figura un universo magmatico, tumultuoso e già moderno, come sottolinea Antonio Paolucci, curatore, insieme a Davide Benati, della mostra attuale. Come un autore a noi contemporaneo, Cagnacci è riuscito infatti a rendere visibile il vero dei sentimenti, delle emozioni, degli affetti, forzandone la rappresentazione fino all’oltranza e all’iperbole. Nelle sue pitture percepiamo estasi mistica, eloquenza concitata, malinconico e compulsivo erotismo, violenza e dramma delle umane passioni.
Il catalogo edito per l'occasione non si limita a presentare la produzione pittorica di Cagnacci nella sua quasi totale interezza, ma intende mettere in evidenza, attraverso i puntuali saggi critici e il ricco repertorio illustrativo, il fervido dialogo che egli seppe intrattenere anche con altri protagonisti della pittura del suo tempo, muovendosi in modo assolutamente personale tra i due poli del naturalismo caravaggesco e dell’idealismo reniano.
Il volume è completato da un regesto biografico e da una bibliografia generale.