La prima monografia su Benvenuto di Giovanni (1436 - 1509/17), il pittore senese del quale la critica ha in più occasioni evidenziato l'importanza, viene incontro all'interesse crescente per l'artista sottolineato nel corso dell'ultimo decennio in occasione delle più importanti esposizioni sulla pittura senese del Rinascimento: Painting in Renaissance Siena (New York 1988) e Francesco di Giorgio e il Rinascimento a Siena (Siena 1993). Poco più di una decina di opere datate e molte attribuibili con certezza consentono di seguire il percorso di Benvenuto di Giovanni, indubbiamente una delle personalità più rappresentative del secondo Quattrocento senese.
Alla formazione di questo pittore di cultura molto complessa contribuirono i testi tradizionali rappresentati dalle opere del Trecento locale. L'esperienza giovanile più importante e innovativa fu quella acquisita nella bottega del Vecchietta, che per il suo aggiornamento sulle novità fiorentine ebbe un'influenza decisiva sugli artisti della sua generazione e in primis su Francesco di Giorgio. E con quest'ultimo, oltreché con il suo maestro, Benvenuto si troverà a lavorare. In particolare, dopo la metà del secolo, dapprima collaborerà e poi si affiancherà al Vecchietta nella grande decorazione ad affresco del battistero di Siena, realizzando la grande lunetta con i Miracoli di Sant'Antonio da Padova.
Nel corso della sua attività, il pittore si mostrerà sempre particolarmente attento ai fatti più aggiornati. L'uso di colori brillanti, l'acre incisività del segno e le raggelate esasperazioni plastiche di tipo geometrizzante che caratterizzano le sue opere tra il settimo e l'ottavo decennio del secolo stanno a indicare la sua pronta attenzione alle opere di Liberale da Verona e Girolamo da Cremona, quando questi artisti giungono a Siena, rispettivamente nel 1466 e nel 1470. Anzi si può sostenere che nessun altro pittore a Siena fu tanto suggestionato dai pittori settentrionali, così da concordare con Federico Zeri quando scrive che il posto di Benvenuto di Giovanni "più che a Siena si direbbe a Padova".
A partire dagli anni giovanili e in quelli a seguire, le importanti pale d'altare e i dipinti di piccolo formato, dal fronte di cassone con il Trionfo di David (databile al 1459-1460) della Pinacoteca di Siena, all'Annunciazione (1466) in San Gerolamo a Volterra e a quella di Sinalunga (1470), dalla Madonna con il Bambino della collezione Lehman (New York, Metropolitan Museum) al prezioso trittico a Vescovado di Murlo (1475), dalla pala Borghesi in San Domenico a Siena (ante 1478) alle predelle di queste opere, talora smembrate, ma sempre mirabili nella vena narrativa che le contraddistingue, stanno a indicare l'apertura dell'artista verso le idee che nella metà del secolo percorrono la Toscana, l'Umbria e le Marche producendo varianti di grande rilievo dell'Umanesimo figurativo, caratterizzate a Siena dagli innesti della fantasia padovana. Negli anni Ottanta Benvenuto riceve commissioni dalla prestigiosa Opera del Duomo di Siena, in particolare per la decorazione ad affresco dei Profeti del tamburo della cupola, per i cartoni della Sibilla Tiburtina e della Cacciata di Erode per la decorazione marmorea del pavimento e per alcuni corali.
Benvenuto di Giovanni svolse infatti, quantomeno dagli anni Sessanta, un'importante attività di miniatore, caratterizzata dalla straordinaria vivacità cromatica e dalla medesima tensione che anima i suoi dipinti, tanto da far dire a Keith Christiansen - a proposito delle splendide miniature di un salterio ora a Cava dei Tirreni - che siamo di fronte a una controparte senese del Crivelli. Questo salterio, in origine nel monastero di Sant'Eugenio presso Siena, è databile in prossimità del 1491, anno in cui il pittore data l'Ascensione di Cristo (Siena, Pinacoteca) e la sua predella con le Storie della passione di Cristo (New York, Metropolitan Museum). Insieme agli affreschi con la Crocifissione e la Resurrezione (ancora in loco) e con il San Benedetto in gloria (Firenze, Museo Bardini), queste opere, realizzate per il monastero senese legato alla congregazione di Santa Giustina di Padova, rappresentano uno degli episodi più alti attestanti i legami della pittura senese con l'ambiente settentrionale e in particolare con il Mantegna.
I lavori di Benvenuto di Giovanni realizzati a partire dall'ultimo decennio del Quattrocento - dalla pala di Torrita (1497), all'Assunzione della Vergine (1498) di collezione privata newyorkese e già al Metropolitan Museum, fino alla pala nella Collegiata di Sinalunga (1509), l'ultima opera datata, sono stati accettati con minore favore da alcuni studiosi che hanno parlato di fossilizzazione del suo stile. In questa occasione le opere tarde, per la sintonia rinvenibile con i nuovi orientamenti culturali, sono state oggetto di una rilettura e di un maggiore approfondimento critico. In particolare è stato affrontato il problema della presenza della bottega nelle opere dell'ultima fase e della collaborazione del figlio, Girolamo di Benvenuto (1470 - 1524), pittore del quale si conoscono opere firmate autonomamente.
Il volume si avvale di una ricca documentazione iconografica che permette di leggere le opere nel loro insieme così come nei particolari degli affreschi, delle tavole di grande formato e delle miniature, di grande interesse visivo e di grande utilità per gli studi. Particolare attenzione è stata rivolta anche ai cicli narrativi delle predelle.
Testi di Maria Cristina Bandera Formato 23x30 cm Pagine 272
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