Bruno Munari (Milano 1907-1998) è una della grandi figure del design e della cultura del XX secolo. Protagonista dell’arte e del progetto creativo sin dagli anni trenta, – con l’invenzione delle “macchine inutili” e con il contemporaneo lavoro di grafica editoriale del tutto innovativo nel panorama europeo –, è nel secondo dopoguerra che Munari si afferma come uno dei designer più fervidi: la collaborazione con tutte le aziende più importanti per la rinascita del Paese e una serie di geniali invenzioni ne fanno un personaggio-chiave per la grande stagione del design italiano. In occasione del centenario della nascita (2007), e a quasi vent’anni dall’ultima importante mostra (Palazzo Reale, Milano, 1987), una grande esposizione, che vede riunite oltre duecento opere, gli rende omaggio. Accanto alle opere più note, come i progetti di allestimenti degli anni quaranta e cinquanta, gli interventi artistici in campo architettonico del decennio successivo, i progetti di grafica e la collaborazione con alcune delle realtà più significative per la cultura italiana del dopoguerra (Einaudi, La Rinascente, Olivetti e Danese), l’esposizione sottolinea anche alcuni aspetti meno indagati dell’opera di Munari, come la collaborazione, praticamente ininterrotta, con molte delle riviste italiane dedicate al progetto, alla comunicazione e all’arte. Il catalogo, corredato da un vasto repertorio iconografico, ripropone le dieci sezioni in cui è scandita la mostra, ed è completato da note bio-bibliografiche.
Curatore: Beppe Finessi, Marco Meneguzzo
Formato: 17 x 24
Pagine: 160
N. illustrazioni: 100 a colori
Rilegatura: brossura con alette
Anno pubblicazione: 2007
La storia dell'Italia, dal dopoguerra a oggi (collezione Keith de Lellis)
La Strada è una storia fotografica dell’Italia che parte dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e arriva agli inizi degli anni Settanta attraverso 162 scatti di 64 fotografi selezionati dalla Keith de Lellis collection, prestigioso archivio newyorkese della fotografia in bianco e nero. Le immagini sono introdotte da un saggio bilingue di Vicki Goldberg , critica e storica della fotografia e collaboratrice del New York Times. Nel volume compaiono fra gli altri Mario De Biasi, Nino Migliori, Gianni Berengo Gardin, Mario Giacomelli e un folto gruppo di fotografi poco noti o sconosciuti di cui questo libro mostra per la prima volta gli scatti. Definitivamente tramontata la fotografia degli anni di Mussolini fatta di «bei bambini, cigni e vecchi contadini» o quella ancora subordinata alle arti figurative, i fotografi italiani del dopoguerra si muovono in un paese semi-distrutto dalle bombe, politicamente diviso; una terra ancora contadina e scarsamente industrializzata. Dal nord al sud del paese, il soggetto ritratto è sempre la strada, che nella sua naturale teatralità e varietà di paesaggi offre una serie pressoché inesauribile di temi e situazioni. Molteplici soni i linguaggi adottati nella composizione delle immagini. Si va da una sensibilità neorealista (sono questi gli anni delle poetiche cinematografiche elaborate da Rossellini, Zavattini e De Sica) a una reiterata frequentazione del ritratto, che a volte può caricarsi di toni apertamente espressionisti (Zovetti, M. Cattaneo). C’è poi una ricerca estetica che si spinge ai limiti del figurativo: passanti e mezzi di trasporto si muovono su strade fatte di lastricati, sanpietrini, pavè e acciottolati che disegnano geometrie di sapore metafisico (Ranati, Spadoni, Crepaz, Ronconi, Bornaccini). Forte è anche l’uso della visuale panoramica per registrare ampie porzioni di folla e traiettorie di movimento. La ripresa dall’alto (Migliori), invece, svela i luoghi urbani in una spazialità sino ad allora inedita.