Il volume accompagna una mostra del noto designer e architetto Andrea Branzi (Firenze, 1938), che intende riflettere sul lavoro di ricerca sperimentale condotto, negli ultimi anni, sul tema della progettazione di nuovi territori urbani e del design a esso applicato. Come spiega lo stesso autore, questa riflessione nasce dal superamento dell’idea della città come struttura rigida, architettonica, incapace di trasformarsi nel tempo, a favore di una lettura più realistica della realtà metropolitana intesa come territorio dinamico, dove i micro progetti, i sotto-sistemi ambientali, gli oggetti d’uso e decorativi sono i nuovi protagonisti della scena urbana. Questo tipo di ricerca, che affronta il tema di una possibile convivenza tra natura e tecnologia, tra città e agricoltura, viene esemplificata dagli oggetti in mostra – tratti dalle serie Canneti 2006, Simbiosi 2005, Blister, Enzimi 2005, Sciami 2006, Sugheri 2007, Uomini e fiori 2006, Portali 2007, Cestini elastici, Wireless, Età del Bronzo – e da tre recenti video. Il catalogo accoglie una conversazione tra il designer e Manolo De Giorgi e apparati biobibliografici.
Andrea Branzi è professore ordinario e presidente del Corso di Laurea in Design degli Interni alla Facoltà di Disegno Industriale del Politecnico di Milano. Dal 1967 si occupa di design industriale e sperimentale, architettura, progettazione urbana, didattica e promozione culturale. Ha collaborato con le maggiori aziende produttrici di design in Italia e all’estero, con le quali ha sviluppato la realizzazione di prodotti e ricerche sui temi dei nuovi scenari nella casa, nell’ufficio, nella città. Attualmente è Curatore Scientifico del Triennale Design Museum di Milano.
Curatore: Roberto Borghi, Associazione Lithos Formato: 24x28 Pagine: 96 N. illustrazioni: 30 a colori, 20 in b/n Rilegatura: brossura con alette Anno pubblicazione: 2008
Una collezione monografica dedicata Nino Migliori
Segni è una collezione monografica dedicata alla fotografia di Nino Migliori, personalità artistica a cui va il merito di avere profondamente segnato e cambiato la fotografia italiana del secondo dopoguerra. Le immagini raccolte in questa pubblicazione, suddivise in nove sezioni tematiche, sono testimonianza della grande versatilità, creatività e innovazione che hanno caratterizzato la produzione di questo artista fin dai suoi esordi. Una produzione il cui fil rouge è senza dubbio la sperimentazione e la curiosità alimentata una combinazione di impegno e diletto, osservazione acuta e ironia. Eloquente appare in tal senso il passaggio di chiusura del testo introduttivo di di Philippe Daverio: Sicchè, mentre negli anni cinquanta descrive con attenzione neorealista un paese in evoluzione, antico nelle genti e pronto alle lusinghe della modernità, è già passato […] all’opposto, all’astrazione, ad una astrazione sua che intravede un altro immaginario formale. Tenta il rischio d’una indagine negli organismi della natura […] e dove non comanda più l’ottica ma solo la magia alchemica della stampa. Per tornare poi alla narrazione della sua contemporaneità, quella che da trent’anni a questa parte è puramente virtuale, quella della televisione che continua egli a fotografare per applicare la cultura dell’istante, quella fotografica del tempo fermato per sempre, al mondo fugace e effimero dell’etere. Fotografare è documentare. Fotografare è amare. Vai al libro...
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