Il giardino fiorentino del Quattrocento ha rappresentato un caposaldo di straordinaria importanza nella civiltà dell'Umanesimo, riunendo in sè, in armoniosa confluenza, arti e tecnologie diverse: l'architettura, l'idraulica, la botanica, l'agraria, la topiaria, l'esposizione di marmi antichi e di sculture rinascimentali. In particolare, scrittori e poeti dell'epoca ricordarono in toni celebrativi i giardini allestiti dai Medici, da Cosimo il Vecchio a Lorenzo il Magnifico, a completamento delle loro dimore urbane e rurali.
Le modifiche, anche profonde, che alterarono nel tempo l'assetto originario di quei giardini hanno reso molto difficile, per tutti gli specialisti, definire in modo convincente i loro caratteri simbolici e formali. Tuttavia, pochè vari studi condotti negli ultimi anni mettono oggi a disposizione molto materiale documentario e iconografico, pare giunto il momento di operare una larga sintesi mettendo a fuoco il fenomeno del giardino mediceo sul duplice versante del suo rapporto con l'edificio signorile (palazzo in città o villa nel contado) e con il tessuto articolato e coltissimo del territorio circostante.
La pubblicazione tratta il tema dei giardini dei Medici del Quattrocento avvalendosi della bibliografia e delle immagini più pertinenti: cartografie, rilievi, foto d'epoca, nonchè una campagna fotografica appositamente realizzata.
L'introduzione al volume a firma di Antonio Paolucci, già Ministro per i Beni Culturali e Ambientali, ben illustra l'idea che nell'antichità si avesse del giardino e, a tale proposito, cita una epigrafe dei Gesuiti: "si hortum cum bibliotheca habebis, nihil deerit" e continua "Quella epigrafe è stata per me una rivelazione. La biblioteca e il giardino, ecco i due pilastri della saggezza.(...) Il giardino antico può essere immaginato attraverso l'iconografia e la letteratura, studiato sui documenti, recuperato in qualche caso attraverso opportuni restauri. (...) Questo libro che parla di ville e di verzieri medicei ma anche di agricoltura e orticoltura nella Toscana del Quattrocento nasce al punto di congiunzione fra un giardino e una biblioteca. Perciò si risolve in sapienza e in bellezza."
Cristina Acidini Luchinat E' nata nel 1951 a Firenze ove si è laureata in Storia dell'Arte; è stata borsista della "Fondazione di Studi e Storia dell'Arte Roberto Longhi" e Visiting Professor all'Università di SUNY a Plattsburg, New York. Dal 1995, in seguito alla nomina del Soprintendente Antonio Paolucci a Ministro per i Beni Culturali e Ambientali, è alla guida della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Firenze in qualità si Soprintendente Reggente. Ha diretto in precedenza, per gli aspetti storico-artistici, i complessi medicei di Castello e della Petraia. E' stata progettista e direttore di vari restauri di sculture e apparati decorativi, tra i quali il ciclo di Benozzo Gozzoli nella Cappella dei Magi in Palazzo Medici Riccardi. Ha pubblicato numerosi studi sull'architettura e l'arte rinascimentale.
A cura di Cristina Acidini Luchinat Formato: 17,5x20,6 cm Pagine: 224 Illustrazioni: 174 a colori, 29 in b/n Brossura con alette
Un reportage sulle donne Wolayta in Etiopia
Eve è il reportage del fotografo Giovanni Marrozzini dedicato alla vita delle donne Wolayta. Una settantina di foto in bianco e nero racconta, in quella che è considerata la culla del genere umano, l’Etiopia, un mondo di donne che tessono, lavano, ararano, seminano, trasportano enormi fascine di legna, danno alla luce bambini. Un mondo interamente controllato dall’uomo che nella società Wolayta occupa una prosizione privilegiata e di dominio sulla donna. In particolare Eve affronta il tema dell’infibulazione, documentando questa drammatica realtà che segna l’ingresso della donna nell’età adulta e la sua pienezza del riconoscimento sociale. Per le donne etiopi, infatti, questo è il primo atto di un lento e progressivo apprendistato al dolore, verifica della capacità di sopportare prove difficili, raggiungimento della pienezza del ruolo loro assegnato, preghiera di fertilità e di desiderabilità agli occhi maschili. Osservando la quotidianità delle donne Wolayta, Marozzini documenta solo una delle tante realtà appartenenti alle 100/140 milioni di donne che nel mondo, prevalentemente nell’Africa Subsahariana, hanno subito una qualche forma di mutilazione o modificazione dei genitali.