La pubblicazione di questo catalogo accompagna la mostra collettiva con cui Palazzo delle Papesse di Siena inaugura la programmazione espositiva del 2008. La mostra, ideata da Lorenzo Fusi, propone una rassegna inedita sulla giovane arte del Sudafrica, attraverso una ventina di opere di altrettanti artisti ancora sconosciuti al pubblico italiano ed europeo, segnalati da Marlene Dumas, Kendell Geers, Bernie Searle, Minnette Vári e Sue Williamson, a loro volta artisti sudafricani ma ben affermati nel panorama artistico internazionale, e chiamati a collaborare a questo evento in qualità di co-curatori. Le opere scelte – che non sono incentrate su un tema comune ma testimoniano le diversità espressive dei singoli autori – offrono uno spaccato di quanto si sta oggi elaborando, a livello culturale e artistico, in questo paese: pur essendo evidenti le conflittualità non sanate della società multietnica sudafricana, che si dibatte fra tradizioni e modernismi, la giovane generazione intellettuale appare fortemente impegnata a superare la tematica dell’Apartheid, di facile e univoca lettura, per riflettere piuttosto sulla globalizzazione e sulla condizione di marginalità che ancora vive il paese, comunque proteso verso il futuro. In catalogo i contributi di Lorenzo Fusi, Marlene Dumas, Kendell Geers, Berni Searle, Minnette Vári e Sue Williamson – curatori della mostra – e le biografie degli artisti.
Artisti in mostra: Colleen Alborough, Bridget Baker, Zander Blom, Dineo Bopape, Ismail Farouk, Frances Goodman, Simon Gush, Nicholas Hlobo, Moshekwa Langa, Churchill Madikida, Nandipha Mntambo, Zanele Muholi, Ruth Sacks, Sean Slemon, Doreen Southwood, Michael Subotzky, Johan Thom, Nontsikelelo Lolo Veleko, James Webb, Ina Van Zyl.
Curatore: Lorenzo Fusi
Formato: 25 x 25
Pagine: 192
N. illustrazioni: 80 a colori
Rilegatura: brossura con alette
Anno pubblicazione: 2008 Lingua: ed. bilingue italiano/inglese
Airports & Stars
Il tempo del viaggio in aereo, negli anni della “Dolce Vita”, è un tempo eccezionale. Un’esperienza destinata a pochi, quella del viaggio “di piacere”. Alla fine della seconda guerra mondiale le immagini più comuni dei viaggiatori che si presentano agli occhi degli italiani sono quelle degli emigranti, non certo quelle festose e piene di charme dei divi hollywoodiani, dei re e delle regine, così come delle nostre celebrità da esportazione.
Grazie anche al richiamo di Cinecittà, la città di Roma, e così Fiumicino, diventa un set in cui si compiono rituali di sorrisi, mani calzate da guanti che si levano in saluto, mazzi di fiori e alte uniformi, in un cerimoniale di accoglienza che si adegua alla novità del luogo e del mezzo di trasporto, inventando un codice che si è tramandato fino all’attualità. La scaletta dell’aereo, così come la pista di atterraggio o la terrazza panoramica si improvvisano palcoscenici per personaggi come Elizabeth Taylor, Peter Sellers, Claudia Cardinale, Audrey Hepburn, Roberto Rossellini e Tony Curtis.
La fotografia dei paparazzi ancora una volta ruba questi dettagli offrendoli alla “gente comune”, codificando un rituale, quello dell’arrivo da un viaggio, caricandolo di un’aura magica. Non solo le stelle del cinema transitano per Roma, ma anche i reali di Svezia, così come Grace Kelly e Ranieri di Monaco, John e Jacqueline Kennedy, Papa Paolo VI, tutti variamente immortalati nella discesa di un gradino o nel solcare un tappeto steso per l’occasione.