L'avvenimento principale nella storia moderna di Ferrara è senza dubbio rappresentato dalla conquista della città e del suo territorio, nel 1598, da parte dello Stato della Chiesa, un episodio che conclude una lunga politica nei confronti del dominio estense – d'ora in poi confinato nei possedimenti di Modena – da parte del papato. Considerata una preda di guerra, Ferrara – proprio a partire dal 1598 – viene spogliata rapidamente dei suoi tesori artistici, strappati dalle chiese, dalle cappelle gentilizie, dai palazzi. Questa imponente serie di testimonianze artistiche in parte andarono disperse ma in buona misura confluirono nei beni delle più importanti famiglie papali e cardinalizie: il dato principale è che proprio l'arrivo improvviso di una quantità straordinaria di raffinati dipinti causò la diffusione del gusto per la raccolta d'arte. Gli studi più recenti sono infatti concordi nell'individuare tra le prime e principali conseguenze della devoluzione di Ferrara la nascita del collezionismo moderno. è infatti proprio dall'inizio del Seicento che i committenti romani non si limitano a ordinare – come nel passato – opere d'arte "finalizzate" (quadri per cappelle, ritratti, allegorie mitologiche o storiche connesse alla stirpe o alla carica) ma realizzano, con notevoli investimenti, le celebri "quadrerie". Gli inventari Aldobrandini, Borghese, Barberini, Ludovisi – tutte famiglie papali – danno un'idea di come il gusto si fosse rapidamente rinnovato, coinvolgendo tutto l'insieme della produzione pittorica che proprio in questo momento rifiorisce, rappresentando una delle più importanti stagioni della ricerca artistica europea.
Proprio per questo, tuttora le collezioni pubbliche romane – alle quali vanno aggiunte le gallerie cosiddette "ex-fidecommissarie" – conservano una quantità rilevante di dipinti ferraresi, malgrado la stessa Roma abbia subito una lacerante dispersione del proprio patrimonio, ragione per cui oggi non esistono in pratica gallerie pittoriche che non possiedano dipinti provenienti un tempo da Ferrara e spesso "transitati" nel Seicento da una collezione romana. Basti pensare, ad esempio, che la prima galleria pubblica di quadri – la Pinacoteca Capitolina, creata sul Campidoglio alla metà del Settecento – nasce dall'acquisto delle raccolte delle famiglie Sacchetti e Pio di Savoia: Giulio Sacchetti e Carlo Pio erano stati entrambi cardinali "legati" di Ferrara, dove avevano raccolto numerose opere. Il volume, che intende proprio riepilogare questo importante momento della storia dell'arte e della cultura, si configura come un repertorio dei quadri ferraresi dei musei romani (Galleria Borghese, Galleria Doria, Galleria Colonna, Galleria di Palazzo Barberini, Pinacoteca Capitolina, Pinacoteca Vaticana). Tutti i dipinti (circa 180), accompagnati ciascuno da una scheda di riferimento, saranno suddivisi per singola collezione: una breve introduzione a ciascuna raccolta farà da preludio al catalogo vero e proprio delle opere ivi conservate.
Jadranka Bentini, nata a Sebenico (ex Jugoslavia) il 1° aprile del 1946, consegue la laurea in lettere moderne presso l'Università di Bologna con una tesi sul gotico internazionale a Bologna e la figura di Michele di Matteo, discussa con Francesco Arcangeli, nel 1969. In possesso di numerose abilitazioni all'insegnamento (italiano, latino, storia e storia dell'arte) ha ricoperto incarichi per l'insegnamento della storia dell'arte presso i licei classici di Cento, Ferrara e Bologna. Dal novembre 1976 è funzionario diretto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Ha ricoperto dapprima il ruolo di ispettore presso la Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici per le province di Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini, con l'incarico di svolgere attività di tutela sui territori delle province di Ravenna e Ferrara con i relativi capoluoghi e dell'intera diocesi di Imola; dal 1979 al 1985 è stata nominata direttore della Pinacoteca Nazionale di Palazzo Diamanti di Ferrara; dal 3 ottobre 1985 è stata nominata soprintendente reggente della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici per le province di Modena e Reggio Emilia, conservando contemporaneamente l'incarico di direttrice della Pinacoteca Nazionale di Ferrara; con tre mandati consecutivi è stata membro del consiglio di amministrazione dell'Istituto per i Beni Culturali e Naturali della regione Emilia Romagna (1988-1994); dal 1° gennaio 1989 è primo dirigente del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dal 2 settembre 1991 soprintendente per i Beni Artistici e Storici di Modena e Reggio Emilia; il 24 febbraio 1999 è stata nominata soprintendente per i Beni Artistici e Storici per le province di Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini, ruolo che tuttora conserva. Inoltre, è presidente del comitato scientifico del Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, membro della commissione per i Beni e le Attività Culturali della regione Emilia Romagna; ha progettato, coordinato e diretto importanti mostre in Italia e all'estero dal 1970 a oggi, oltre a essere autrice di saggi e cataloghi di carattere scientifico; è commissario di un'importante mostra internazionale: Gli Este e l'Europa.
Sergio Guarino, storico dell'arte della Sovraintendenza Beni Culturali del Comune di Roma-Pinacoteca Capitolina, si è occupato, tra l'altro, di alcuni aspetti della pittura a Roma nel Seicento e di collezionismo. Attualmente ha in preparazione, con Patrizia Masini, il catalogo della Pinacoteca Capitolina. A cura di Jadranka Bentini e Sergio Guarino Formato 23 x 30 cm Illustrazioni 300 a colori Pagine 384 Cartonato con sovracoperta
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