A ottant’anni dalla prima Mostra Internazionale delle Arti Decorative di Monza, in seguito divenuta famosa come "Biennale" e divenuta dieci anni dopo la "Triennale" di Milano, il Comune di Monza, in collaborazione con la Triennale di Milano, ha promosso una serie di iniziative dedicate alla comprensione del fenomeno di queste storiche esposizioni. Prima tappa di questo percorso è la mostra "1923-1930. Monza verso l’unità delle arti", di cui questo volume è il catalogo. La mostra fa luce sulla storia della Biennale di Monza, nata nel 1923 con l’intento di stimolare un rapporto fra le arti applicate e l’area industriale della Brianza e, più in generale, di conferire identità e forza alla produzione italiana in diretta concorrenza con i maggiori paesi europei. I saggi del volume indagano le differenze e le peculiarità delle diverse edizioni che, nel loro aderire alle novità di gusto e di produzione "moderna", rappresentano un interessante specchio della cultura artistica e architettonica italiana.
Curatore: a cura di Anty Pansera
Formato:16,8x24
Pagine:160
N. illustrazioni:70 a colori, 70 in b/n
Una collezione monografica dedicata Nino Migliori
Segni è una collezione monografica dedicata alla fotografia di Nino Migliori, personalità artistica a cui va il merito di avere profondamente segnato e cambiato la fotografia italiana del secondo dopoguerra. Le immagini raccolte in questa pubblicazione, suddivise in nove sezioni tematiche, sono testimonianza della grande versatilità, creatività e innovazione che hanno caratterizzato la produzione di questo artista fin dai suoi esordi. Una produzione il cui fil rouge è senza dubbio la sperimentazione e la curiosità alimentata una combinazione di impegno e diletto, osservazione acuta e ironia. Eloquente appare in tal senso il passaggio di chiusura del testo introduttivo di di Philippe Daverio: Sicchè, mentre negli anni cinquanta descrive con attenzione neorealista un paese in evoluzione, antico nelle genti e pronto alle lusinghe della modernità, è già passato […] all’opposto, all’astrazione, ad una astrazione sua che intravede un altro immaginario formale. Tenta il rischio d’una indagine negli organismi della natura […] e dove non comanda più l’ottica ma solo la magia alchemica della stampa. Per tornare poi alla narrazione della sua contemporaneità, quella che da trent’anni a questa parte è puramente virtuale, quella della televisione che continua egli a fotografare per applicare la cultura dell’istante, quella fotografica del tempo fermato per sempre, al mondo fugace e effimero dell’etere. Fotografare è documentare. Fotografare è amare. Vai al libro...
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