Un eccezionale susseguirsi di immagini spesso inedite, al servizio di testi fluidi ed esaustivi allo stesso tempo: un prezioso compendio dell'arte rinascimentale piemontese assolutamente imperdibile.
La fortunata collana Arte in Piemonte prosegue con un volume dedicato al Rinascimento e al primo Manierismo: una stagione apparentemente meno prolifica rispetto ad altre di testimonianze artistiche nella regione, ma che in realtà vide rifulgere i nomi di Martino Spanzotti, Hans Clemer, Defendente Ferrari, Matteo Sanmicheli, Bernardino Lanino e, soprattutto fu illuminata dal genio sublime di Gaudenzio ferrari. Questo magnifico libro costituisce dunque una straordinaria occasione per percorrere itinerari poco noti, alla scoperta di tesori conosciuti e di altri pressoché ignorati, ma proprio per questo ancora più emozionanti.
INDICE
INTRODUZIONE
LE BOTTEGHE E I PITTORI L'AVVENTO DELL'UMANESIMO La svolta moderna di Martino Spanzotti Defendente Ferrari, Gerolamo Giovenone e altri esiti spanzottiani L'astro di gaudenzio Ferrari
L'AFFERMAZIONE CINQUECENTESCA DEL RINASCIMENTO Una varietà di scelte figurative I modelli gaudenziani: Gerolamo Giovenone e Bernardino Lanino a Vercelli La lunga durata della scuola vercellese
VERSO IL MANIERISMO Bosco Marengo e altri momenti di aggiornamento centroitaliano Nuove scelte di gusto nelle commissioni di corte Le residenze nobiliari e la cultura delle grottesche
Bibliografia
Indice dei nomi
Indice dei luoghi e dei nomi geografici
A cura di Simone Baiocco, Paola Manchinu
Cartonato con sovracoperta a colori plastificata, inserito in prestigioso cofanetto di fattura manuale, formato cm 23,5x32, pp 192, con 230 immagini a colori
Una collezione monografica dedicata Nino Migliori
Segni è una collezione monografica dedicata alla fotografia di Nino Migliori, personalità artistica a cui va il merito di avere profondamente segnato e cambiato la fotografia italiana del secondo dopoguerra. Le immagini raccolte in questa pubblicazione, suddivise in nove sezioni tematiche, sono testimonianza della grande versatilità, creatività e innovazione che hanno caratterizzato la produzione di questo artista fin dai suoi esordi. Una produzione il cui fil rouge è senza dubbio la sperimentazione e la curiosità alimentata una combinazione di impegno e diletto, osservazione acuta e ironia. Eloquente appare in tal senso il passaggio di chiusura del testo introduttivo di di Philippe Daverio: Sicchè, mentre negli anni cinquanta descrive con attenzione neorealista un paese in evoluzione, antico nelle genti e pronto alle lusinghe della modernità, è già passato […] all’opposto, all’astrazione, ad una astrazione sua che intravede un altro immaginario formale. Tenta il rischio d’una indagine negli organismi della natura […] e dove non comanda più l’ottica ma solo la magia alchemica della stampa. Per tornare poi alla narrazione della sua contemporaneità, quella che da trent’anni a questa parte è puramente virtuale, quella della televisione che continua egli a fotografare per applicare la cultura dell’istante, quella fotografica del tempo fermato per sempre, al mondo fugace e effimero dell’etere. Fotografare è documentare. Fotografare è amare. Vai al libro...
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