Non si può comprendere fino in fondo il contributo importantissimo fornito dagli studi e dalle raccolte naturalistiche di Ulisse Aldrovandi alla nascita delle scienze naturali senza conoscere almeno per exempla la produzione iconografica relativa al mondo animale: una vera e propria enciclopedia delle conoscenze zoologiche del Cinquecento. Se, infatti, nel Museo aldrovandiano vi erano 18.000 "diversità di cose naturali”, oltre all’erbario, è noto che lì dove Aldrovandi non riusciva a procurarsi l’esemplare dal vivo o per intero lo faceva raffigurare. La rappresentazione era così per il naturalista un vero e proprio strumento scientifico, utile prima di tutto per la didattica. Ma particolarmente interessanti, dei diciotto volumi di tavole acquerellate che costituiscono il corpus iconografico aldrovandiano, sono i sette che raccolgono le raffigurazioni degli animali: dai quadrupedi più “comuni” e “domestici” come il cane e il gatto, a quelli più esotici come il leone, la leonessa, la tigre, l’elefante o l’ippopotamo, passando per il regno degli uccelli (falchi, pappagalli, anitre, struzzi, pavoni, ecc.), dei pesci e dei crostacei, fino a giungere ai rettili. Di alcune di queste tavole sarà molto difficile identificare il soggetto da un punto di vista strettamente scientifico, visto che si tratta, talvolta, di un’elaborazione di pura fantasia del disegnatore. Nei sette volumi, infatti, accanto alle specie zoologiche “classiche” e tassonomicamente catalogabili compaiono anche creature di pura fantasia (unicorni, draghi, dinosauri) o mostruose, ossia esseri viventi nati con delle malformazioni (per esempio gallina a quattro zampe). La pubblicazione si propone, dunque, dopo avere avviato il discorso su Ulisse Aldrovandi con la pubblicazione dell’Erbario, di far conoscere, ancora una volta attraverso un’ampia selezione delle immagini più significative degli animali, la sua opera zoologica nel contesto del Cinquecento, un secolo inondato da descrizioni e informazioni su specie nuove e sconosciute che provenivano dal Nuovo Mondo e dai paesi esotici, che misero in crisi gli schemi classificatori tramandati dagli antichi e stimolarono nuovi studi e nuove analisi. L’opera zoologica aldrovandiana rappresenta emblematicamente questo affascinante momento in cui nasce a pieno titolo la nuova scienza. Le esplorazioni geografiche del Cinquecento e ancor più la scoperta del Nuovo Mondo portarono alla luce l’esistenza di specie esotiche mai viste in Europa fino ad allora, e che necessitavano, pertanto, di essere classificate. I naturalisti dell’epoca, e fra loro lo stesso Aldrovandi, si resero presto conto che per compiere questa analisi il modello fino ad allora utilizzato non era più sufficiente a comprendere e “inventariare” una varietà di specie animali che aveva assunto ormai proporzioni smisurate: nella prima metà del Cinquecento gli animali erano infatti ancora distinti, secondo gli insegnamenti di Aristotele, in quelli a sangue caldo (vertebrati) e quelli a sangue freddo (invertebrati), nonché in base al numero di arti e al modello riproduttivo; il problema di studiare uno schema zoologico-classificatorio più articolato si poneva quindi in tutta la sua urgenza. Ulisse Aldrovandi, partendo dalle opere degli antichi ma avendo anche ben presenti gli studi naturalistici dei suoi contemporanei e, soprattutto, mai prescindendo dall’osservazione diretta della natura, contribuì all’aggiornamento del metodo tassonomico fino ad allora utilizzato individuando ulteriori elementi caratteristici di classificazione. Biancastella Antonino ha compiuto i suoi studi universitari a Bari, dove ha conseguito la laurea in Filosofia e, successivamente, a Roma presso l’Università La Sapienza, specializzandosi in Biblioteconomia. Dopo un periodo di collaborazione con la sede RAI di Bari, come autore e conduttore di programmi di carattere giornalistico, è entrata nella carriera direttiva del Ministero dei Beni Culturali, iniziando così la sua attività di Bibliotecaria, dapprima nella Biblioteca Nazionale di Bari e poi nella Biblioteca Universitaria di Bologna. La sua attività scientifica e professionale si è incentrata sullo studio di fondi librari, a stampa e manoscritti, e si è caratterizzata per il particolare interesse rivolto alla ricostruzione dei collegamenti storico-biografici con la loro provenienza. È il caso del fondo “Giovanni Modugno” della Biblioteca Nazionale di Bari, sfociato in un saggio sul pedagogista pugliese, edito nel 1981, o della sua opera di ideazione e realizzazione di Sezioni specializzate come quelle dedicate agli Studi Locali, sull’importanza dei quali ha scritto saggi e organizzato convegni di studio in varie sedi. Rilevante è inoltre la sua attività di progettazione e organizzazione di mostre bibliografiche volte alla valorizzazione del patrimonio della Biblioteca Universitaria di Bologna, così come quella di promozione del libro e della lettura attraverso incontri pubblici con scrittori e giornalisti. Dal 1998 è Direttore della Biblioteca Universitaria di Bologna, prestigiosa e antica istituzione. È autore di saggi e articoli di carattere storico e bibliografico, molti dei quali dedicati alla storia della Biblioteca Universitaria e dei suoi fondi. È membro di vari comitati scientifici e commissioni tecniche.
A cura di Biancastella Antonino Formato: 28 x 33 Illustrazioni: 250 a colori Pagine: 256 Cartonato con sovraccoperta + cofanetto
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