L'esigenza di proporre a distanza di pochi anni dal precedente un nuovo volume dedicato alle case d'autore, realizzate cioè da architetti italiani sensibili alle tematiche proprie del progetto di interni, nasce dalla percezione di un insieme di fenomeni che, in particolare in progettisti della nuova generazione, hanno prodotto in Italia un'attitudine, un campo operativo e un interesse specifico teso a dare forma al significato stesso dell'abitare contemporaneo.
La necessità di approfondire le tematiche specifiche di un ambito operativo vivo e stimolante in grado di offrire opportunità progettuali altrimenti negate in altri settori della professione ha fatto, del progetto di interni, il luogo più attivo e originale della ricerca e della sperimentazione di metodologie, materiali e tecniche del costruire. Nel secondo volume dedicato alle Case d'autore, partendo proprio dal "costruire nel costruito", confrontandosi cioè con situazioni già in parte determinate secondo una prassi che appartiene al recupero, passando dalla ristrutturazione fino ad arrivare al restauro vero e proprio, si è giunti ad indagare spazi domestici di progetti ex-novo, proprio partendo dal significato dell'internità, valore teso a volte a ridurre, altre volte ad accentuare, le istanze figurative dello spazio come degli oggetti in esso contenuti. Sapere interpretare le esigenze del singolo, salvaguardare le necessità del privato sono certamente esercizi disciplinari che contribuiscono a radicare l'architettura nella vita di tutti i giorni al pari di interventi a scala maggiore che segnano in maniera più visibile lo spazio della collettività.
Nicola Flora si è laureato nel 1986 a Napoli dove fa parte di uno studio associato. è dottore di ricerca in Arredamento e architettura degli interni; professore a contratto presso la Facoltà di Architettura di Napoli e autore, inoltre, di pubblicazioni e articoli in Italia e all'estero.
A cura di Nicola Flora Formato 12,5 x 18,5 Pagine 384 Fotografie 300 Brossura
Airports & Stars
Il tempo del viaggio in aereo, negli anni della “Dolce Vita”, è un tempo eccezionale. Un’esperienza destinata a pochi, quella del viaggio “di piacere”. Alla fine della seconda guerra mondiale le immagini più comuni dei viaggiatori che si presentano agli occhi degli italiani sono quelle degli emigranti, non certo quelle festose e piene di charme dei divi hollywoodiani, dei re e delle regine, così come delle nostre celebrità da esportazione.
Grazie anche al richiamo di Cinecittà, la città di Roma, e così Fiumicino, diventa un set in cui si compiono rituali di sorrisi, mani calzate da guanti che si levano in saluto, mazzi di fiori e alte uniformi, in un cerimoniale di accoglienza che si adegua alla novità del luogo e del mezzo di trasporto, inventando un codice che si è tramandato fino all’attualità. La scaletta dell’aereo, così come la pista di atterraggio o la terrazza panoramica si improvvisano palcoscenici per personaggi come Elizabeth Taylor, Peter Sellers, Claudia Cardinale, Audrey Hepburn, Roberto Rossellini e Tony Curtis.
La fotografia dei paparazzi ancora una volta ruba questi dettagli offrendoli alla “gente comune”, codificando un rituale, quello dell’arrivo da un viaggio, caricandolo di un’aura magica. Non solo le stelle del cinema transitano per Roma, ma anche i reali di Svezia, così come Grace Kelly e Ranieri di Monaco, John e Jacqueline Kennedy, Papa Paolo VI, tutti variamente immortalati nella discesa di un gradino o nel solcare un tappeto steso per l’occasione.