LA RIPROGETTAZIONE URBANISTICA DI TORINO NEL PERIODO DELLA CONTRORIFORMA L’URBANISTICA Sul finire del Seicento, l’immagine di Torino che si presenta ai viaggiatori – e di cui essi danno conto nelle loro memorie – è quella di una città in rapida trasformazione ed espansione. In piena età barocca, decine di cantieri sono aperti nel tessuto della città antica, ancora romano-medioevale, soprattutto nell’area compresa tra la cattedrale e il castello che i marchesi del Monferrato, e poi gli Acaja, hanno eretto oltre quattro secoli prima sull’antica Porta Pretoria. Moltissimi altri cantieri sono in attività, contemporaneamente, al di fuori della cerchia muraria romana, per la costruzione di «contrade», o quartieri, del tutto nuovi. Per la prima volta nella storia di Torino, è in corso un colossale programma urbanistico, che è espressione di una precisa e caparbiamente affermata volontà politica; tale programma, che aveva preso avvio circa un secolo prima, era destinato a ridefinire completamente l’immagine e il ruolo della città. Diversi fattori – politici, ideologici, religiosi, dinastici e di particolari condizioni internazionali – concorrono a creare le condizioni di una stagione che, tra l’ultimo ventennio del Cinquecento e sino alla fine del Settecento, è destinata a imprimere caratteri artistici del tutto particolari – per numero, varietà e ricchezza di espressione di singoli monumenti, ma soprattutto di complessiva immagine barocca – alla nuova capitale sabauda. Per definire i termini e le ragioni di questa straordinaria stagione, sono necessarie alcune premesse. In sintesi, il 7 febbraio 1563 il duca Emanuele Filiberto, detto «Testa di ferro», al quale la pace di Cateau-Cambrésis (1559) ha decretato, dopo la sua vittoria nella battaglia di San Quintino, la restituzione degli Stati sabaudi, entra in Torino sgomberata dai Francesi dopo un dominio durato un quarto di secolo e di fatto vi trasferisce la capitale e la sede della corte, che fino ad allora avevano avuto sede in Chambéry. È una scelta importante, che condizionerà il futuro di Torino e del Piemonte, ma piena anche di incognite. La capitale, come struttura urbanistica e sede di governo, deve essere in realtà completamente inventata. In quella seconda metà del Cinquecento, la città è ancora sostanzialmente rinchiusa all’interno delle antiche mura romane, con poche e sparse presenze esterne; non ha adeguati sistemi di difesa esterni; non dispone di edifici importanti – a eccezione della cattedrale (ricostruita un secolo prima in forme rinascimentali) e del castello degli Acaja (che però è una tetra e inospitale struttura militare medioevale) – né degni di ospitare una corte ducale e una dinastia che, invece, già appare molto attiva nella costruzione del proprio futuro e di un’immagine di grandezza e magnificenza. Il primo impegno architettonico-urbanistico di Emanuele Filiberto è necessariamente di carattere difensivo, con l’edificazione – iniziata già l’anno successivo al suo ingresso a Torino – della Cittadella, poderosa e grandiosa fortezza pentagonale. Sarà il successore di «Testa di ferro», Carlo Emanuele I – e così faranno tutti i duchi, e poi i re, sino alla fine del Settecento – a «inventare» la nuova capitale sabauda. […] Indice INTRODUZIONE LA RIPROGETTAZIONE DI TORINO NEL PERIODO DELLA CONTRORIFORMA L’urbanistica Amedeo di Castellamonte e Francesco Lanfranchi Madama Cristina e il Castello del Valentino I Sacri Monti I pittori IL BAROCCO TRIONFANTE L’astro di Guarino Guarini Michelangelo Garove e gli altri architetti «minori» I pittori e gli scultori La Cappella dei Mercanti a Torino Il Theatrum Sabaudiae FILIPPO JUVARRA E IL SETTECENTO La capitale di un marchesato in età barocca: Casale Monferrato La presenza ebraica e la sinagoga di Casale Monferrato Il genio di Filippo Juvarra L’architettura di rappresentanza e l’eredità dello Juvarra I pittori L’ebanisteria e la scultura, dal trionfo barocco al Neoclassicismo Bibliografia Indice dei nomi Indice dei luoghi Crediti fotografici A cura di Franco CaresioCartonato con sovraccoperta a colori plastificata, inserito in prestigioso cofanetto di fattura manuale, formato cm 23,5x32 pp 192 con oltre 220 immagini a colori, anche a piena e doppia pagina
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