Testi di P. Mario Frassineti, Rosa Auletta Marrucci, Sylvia Righini Ponticelli, Germano Mulazzani
Prezzo:
€ 59,39
Un’agile introduzione di carattere storico-religioso, a cura di Padre Mario Frassineti O.P., attuale priore di Santa Maria delle Grazie, fornisce i dati relativi alla fondazione dell’illustre complesso monumentale milanese, che questo volume indaga attraverso tre corposi contributi, di cui due dedicati all’architettura e all’urbanistica e uno agli interventi decorativi (pittura e scultura).
I saggi sull’architettura e l’urbanistica di Rosa Auletta Marrucci e Sylvia Righini Ponticelli offrono, accanto a una rigorosa ricognizione storica e documentaria, alcuni temi innovativi, tali da consentire una percezione del monumento per molti versi inattesa e coinvolgente.
La fonte manoscritta piu' antica e completa per la ricostruzione delle vicende dell’insigne complesso conventuale dalle origini al XVII secolo, la Descrizione succinta e vera delle cose spettanti alla Chiesa e Convento di Santa Maria delle Grazie, del frate domenicano Gerolamo Gattico, preziosa perché basata in gran parte su documenti andati distrutti, è seguita con inedita puntualita' e completezza, per la ricognizione dell’architettura solariana (la prima fase costruttiva della chiesa e del convento) e di essa sono ricostruite le vicissitudini successive, dalla soppressione alle tragiche distruzioni provocate dal bombardamento del 1943, ai restauri che seguirono fino ai giorni nostri. Viene privilegiato, come filo conduttore, il tema del cantiere, raramente esplorato, che diviene così oggetto di una comprensione profonda e al di fuori dei luoghi comuni.
Il tema del cantiere è presente anche nella lettura dell’episodio architettonico piu' significativo, la tribuna "bramantesca" che sostituisce, per volonta' di Ludovico il Moro, la parte terminale della chiesa solariana e si propone come un organismo architettonico tra i piu' rilevanti dell’intero Rinascimento. Senza negare il probabile coinvolgimento di Bramante (che, come è noto, soltanto la tradizione ritiene autore del progetto) e forse di Leonardo, viene sottolineato l’apporto decisivo degli architetti lombardi -Amadeo soprattutto-, solitamente confinati dalla critica a un ruolo esclusivamente esecutivo.
Una novita' di rilievo anche piu' vistosa è rappresentata dall’attenzione al contesto urbanistico in cui l’iniziativa di Ludovico il Moro, con i suoi significati cosmologici e dinastici, si colloca: la lettura urbanistica consente il recupero di un affascinante disegno, di cui si era perduta la memoria. Da ricondurre a Leonardo e Bramante, esso è da leggere come il tentativo di dare concreta attuazione a quella "citta' ideale", che rappresenta una delle utopie piu' affascinanti e persistenti del Rinascimento.
Il nome di Leonardo rischia di oscurare irrimediabilmente quello degli altri numerosi e non secondari artisti che si sono avvicendati nell’opera di decorazione della chiesa e del convento delle Grazie. L’esame dei moltissimi aspetti che l’Ultima Cena, dipinta su una delle pareti del Refettorio tra il 1495 e il 1497, sollecita e ha sollecitato nella sua secolare e tormentata esistenza, non poteva non occupare gran parte delle pagine del saggio di Germano Mulazzani, che sottolinea l’eccezionalita' dell’episodio rispetto al continuum rappresentato dalle numerose iniziative artistiche che lo precedono e lo seguono.
Si puo' infine osservare che questa emozionante e prestigiosa storia, che vede avvicendarsi, oltre a Leonardo, artisti come Butinone, Zenale, Bramantino, Gaudenzio Ferrari, Tiziano, Cerano, per ricordare solo gli artisti piu' noti, si conclude con gli interventi di restauro che nel nostro secolo si sono avvicendati, non senza polemiche e che hanno portato a ingiustificate rimozioni, ma anche consentito, attraverso il recupero delle superfici interne originali (o restituite nella loro originale cromia), la possibilita' di rileggere con sufficiente immediatezza il senso profondo di un sogno, architettonico e culturale, espresso da una stagione artistica folgorante e tragicamente effimera, carica di futuri e decisivi sviluppi.
Testi di P. Mario Frassineti, Rosa Auletta Marrucci, Sylvia Righini Ponticelli, Germano Mulazzani Formato 23x30 cm Pagine 272
Un reportage sulle donne Wolayta in Etiopia
Eve è il reportage del fotografo Giovanni Marrozzini dedicato alla vita delle donne Wolayta. Una settantina di foto in bianco e nero racconta, in quella che è considerata la culla del genere umano, l’Etiopia, un mondo di donne che tessono, lavano, ararano, seminano, trasportano enormi fascine di legna, danno alla luce bambini. Un mondo interamente controllato dall’uomo che nella società Wolayta occupa una prosizione privilegiata e di dominio sulla donna. In particolare Eve affronta il tema dell’infibulazione, documentando questa drammatica realtà che segna l’ingresso della donna nell’età adulta e la sua pienezza del riconoscimento sociale. Per le donne etiopi, infatti, questo è il primo atto di un lento e progressivo apprendistato al dolore, verifica della capacità di sopportare prove difficili, raggiungimento della pienezza del ruolo loro assegnato, preghiera di fertilità e di desiderabilità agli occhi maschili. Osservando la quotidianità delle donne Wolayta, Marozzini documenta solo una delle tante realtà appartenenti alle 100/140 milioni di donne che nel mondo, prevalentemente nell’Africa Subsahariana, hanno subito una qualche forma di mutilazione o modificazione dei genitali.