Bianchi pinnacoli, possenti torrioni, facciate opulente, austeri portali, rovine romantiche, rocche mozzafiato, residenze sontuose... Il paesaggio scenografico della Baviera si allarga in un abbraccio che raccoglie i suggelli architettonici di secoli di storia, collegati tra loro in un percorso ideale che racconta il passato attraverso le grandi strutture difensive e residenziali che incombevano sui territori e sulle città. Le mura massicce e le severe sale delle fortezze parlano dell’era dei cavalieri, di invasioni, di assedi e di persecuzioni religiose, di un momento della storia in cui l’uomo combatteva all’arma bianca e con l’olio bollente. Con il trascorrere del tempo, con la crescita della ricchezza e con lo sviluppo delle tecniche di guerra, le rocche fortificate divennero per i nobili abitazioni obsolete. I ricchi castelli residenziali segnarono una nuova epoca, nella quale il potere era esibito attraverso il fulgore delle opere architettoniche. I saloni sfavillanti, gli affreschi, l’esuberanza di decorazioni e di preziosi mobili di queste superbe residenze, testimoniano l’autorità dei principi vescovi e l’esigenza del lusso più sfarzoso delle grandi famiglie nobili. Fortezze e castelli sono un altro modo per raccontare la storia della Baviera e senz’altro uno dei suoi aspetti più romantici e pieni di suggestione. Autore PAOLA CALORE Fotografo AA. VV. Formato cm 24,5 x 30,5 Pagine 136 pagine a colori Edizione 2005 Cartonato con sovracoperta
Una collezione monografica dedicata Nino Migliori
Segni è una collezione monografica dedicata alla fotografia di Nino Migliori, personalità artistica a cui va il merito di avere profondamente segnato e cambiato la fotografia italiana del secondo dopoguerra. Le immagini raccolte in questa pubblicazione, suddivise in nove sezioni tematiche, sono testimonianza della grande versatilità, creatività e innovazione che hanno caratterizzato la produzione di questo artista fin dai suoi esordi. Una produzione il cui fil rouge è senza dubbio la sperimentazione e la curiosità alimentata una combinazione di impegno e diletto, osservazione acuta e ironia. Eloquente appare in tal senso il passaggio di chiusura del testo introduttivo di di Philippe Daverio: Sicchè, mentre negli anni cinquanta descrive con attenzione neorealista un paese in evoluzione, antico nelle genti e pronto alle lusinghe della modernità, è già passato […] all’opposto, all’astrazione, ad una astrazione sua che intravede un altro immaginario formale. Tenta il rischio d’una indagine negli organismi della natura […] e dove non comanda più l’ottica ma solo la magia alchemica della stampa. Per tornare poi alla narrazione della sua contemporaneità, quella che da trent’anni a questa parte è puramente virtuale, quella della televisione che continua egli a fotografare per applicare la cultura dell’istante, quella fotografica del tempo fermato per sempre, al mondo fugace e effimero dell’etere. Fotografare è documentare. Fotografare è amare. Vai al libro...
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